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5 trend della pubblicità online

L’Advertising Week 2014 è l’evento dell’anno durante il quale il linguaggio è solo quello tecnico della pubblicità, astenersi i non addetti ai lavori. Gli argomenti, infatti, sono tutti incentrati sull’evoluzione del mondo dell’advertising e sulle prossime tendenze del mercato.

L’evento quest’anno si è tenuto a New York dal 29 settembre al 3 ottobre ed è stato una vera e propria analisi sullo stato dell’arte della pubblicità. Alcuni dei temi caldi di quest’anno hanno incluso argomenti quali native advertising, mobile e video, pubblicità programmatica e presenza femminile nel mondo del digitale.

Per chi si è perso l’appuntamento cruciale dal vivo, ecco un breve riassunto delle discussioni strategiche di ciascuna di queste questioni scottanti.

1. La pubblicità programmatica

La pubblicità programmatica e l’acquisto degli annunci mirati hanno conquistato quest’anno il centro della scena di Adweek, con più di 20 pannelli dedicati alle analisi, vista la complessità del soggetto. L’attenzione degli esperti si è concentrata soprattutto sulla massimizzazione dei margini di profitto, l’efficace combinazione dell’acquisto di pubblicità programmatica con quella native. Soprattutto su quest’ultimo aspetto si è concentrata l’attenzione degli addetti ai lavori.

In realtà la pubblicità programmatica non è un argomento nuovo visto che da sempre viene utilizzata nel palinsesto televisivo. I dirigenti delle principali emittenti hanno annunciato il lancio di un pannello per la pubblicità programmatica televisiva ‘Next Great Frontier‘ e prevedono che questo sistema pubblicitario rappresenterà fino al 5% degli acquisti di pubblicità televisiva nel 2015 (oggi ci assestiamo su un modesto 1%).

Dal punto di vista degli editori, sono state illustrate alcune acquisizioni interessanti, come ad esempio l’acquisto di LiveRail da parte di Facebook e AOL che ha invece acquistato Adap.tv, presumibilmente per aumentare le entrate ricavate dagli annunci video. Inoltre, altri editori tradizionali come NBC stanno proponendo a ritmo incalzante le proprie iniziative pubblicitarie per offrire l’acquisto dell’advertising programmatica ai propri inserzionisti.

L’utilizzo e la vendita degli annunci programmatici ha aperto una serie di dibattiti anche accesi. Se infatti la televisione è riluttante ad abbandonare un modello di pubblicità che ha utilizzato per decenni, gli inserzionisti sono peró desiderosi di capitalizzare grazie al costo ridotto e soprattutto al migliorato di targeting che offre la pubblicità programmatica. C’è da scommettere che questa disputa sarà uno dei temi caldi dell’edizione 2015 dell’Adweek.

2. Native Advertising

I dati IAB indicano come la pubblicità native sia una parte importante e in rapida crescita dei 43 miliardi di dollari, valore complessivo del mercato della pubblicità digitale. Uno studio autorevole condotto nel settembre 2013 ha indicato che il 66% delle agenzie americane e il 64% dei marketers abbiano già programmato di spendere per la pubblicità native nei prossimi sei mesi. La sua rapida ascesa è la giustificazione all’ottenimento di una propria categoria nella relazione semestrale dello IAB.

Al momento forse non c’è nessun buzzword più gettonato nel mondo della pubblicità, il che spiega perché la pubblicità native sia uno degli argomenti di conversazione chiave dell’Advertising Week. Il termine native è radicato saldamente nella mente, nelle conversazioni e nei budget degli inserzionisti di tutto il mondo.

Il metodo native integra perfettamente il materiale promozionale del brand con i contenuti delle piattaforme sociali, come ad esempio Facebook e Instagram ma anche alle news e ai siti dei media. La metodologia ha sollevato molto scalpore negli ultimi anni, soprattutto perchè ha ottenuto un grandissimo successo rispetto ai metodi tradizionali di pubblicità online come ad esempio i banner pubblicitari.
Al momento si dibatte per definire precisente ciò che rende una campagna native di qualità come a esempio distinguere correttamente (ed etichettare) gli annunci native di contenuto organico, anche esaminando alcune delle strategie pubblicitarie native che hanno ottenuto maggior seguito e visibilità.

3. Video

Il video on line non ha ricevuto la stessa attenzione delle altre forme pubblicitarie ma è comunque stato al centro di alcune discussioni dell’Advertising Week. Questo soprattutto perchè molti addetti ai lavori hanno deciso di spostare parte degli investimenti pubblicitari dalla televisione tradizione a quella on line (considerate che nel 2012 il tempo di esposizione alla televisione digitale è più che raddoppiato).
Uno degli esempi più dibattutti è stato quello di Virool, una piattaforma di video on line che ha indetto un concorso per la generazione di video pubblicitari creativi degli utenti.

Altre discussioni, invece, si sono concentrare sulle migliori tipologie di video on line. Ad esempio, è meglio mostrare formati pubblicitari più lunghi all’inizio o diversi momenti durante il video?Il sito in streaming DramaFever ha effettuato un sondaggio dal quale è risultato che il 63% degli spettatori preferisce essere sottoposto ai formati pubblicitari all’inizio e poi non vedere pià advertising per tutto il corso del video.

4. Mobile

Altro contenuto caldo della manifestazione è stato il ‘nativo mobile’, in particolare come le marche posso raggiungere un pubblico sempre più connesso ad Interne tra smartphone, mobile e desktop. Considerando che attualmente il 60% dei consumi media avviene dal mobile e in previsione del boom di vendite di prodotti come l’iPhone 6, le aziende si stanno attrezzando per sfruttare questa interessante scia.

Il problema è che spesso i metodi pubblicitari tradizionali non si sposano bene con i nuovi device oltre al fatto che gli schermi degli smartphone sono molto più piccoli di quelli dei pc e quindi è chiaro che le aziende dovranno pensare a dei metodi molto più creativi per lanciare pubblicità. Ciò non vuol dire, però, che i banner siano morti. Secondo Brian Blummer di Keek, infatti, i banner continueranno a svolgere la loro funzione trasformandosi, piuttosto, in un ponte verso nuove forme pubblicitarie.

5. Donne in digitale

Sheryl Sandberg, chief operating officer di Facebook, ha messo le donne che lavorano nel digitale al centro del suo discorso appassionato. Secondo i suoi dati, infatti, ha sottolineato come le donne rappresentino solo il 3% dei direttori creati nell’intero settore della pubblicità, dato in contrasto con quello che vuole le donne al centro delle decisioni dell’80% dei consumi americani. Nel suo intervento, quindi, si è discusso di come aumentare la presenza femminile nel comparto IT.

Andrew Robertson, CEO di BBDO, che partecipava all’intervento della Sandberg, ha sottolineato come una delle campagne di maggior successo sia stata quella di Pantene nelle Filippine incentrata sulla ribellione delle donne agli stereotipi maschili.
Infine, altri interventi dedicati allo stesso argomento delle quote rosa nell’advertising on line sono stati quelli di Femvertising incentrato sulle metodologie per aumentare le spese femminili ed uno dedicato alla presunta poca creatività dell’universo femminile.

 

 

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