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4 consigli per migliorare la tua campagna di Email Marketing

L’email marketing è uno dei più efficienti mezzi di diffusione del proprio prodotto. Ad oggi le aziende entrano in contatto anche giornalmente con i propri utenti con questo utile strumento. Data l’ingente mole di posta elettronica che si riceve, però, è necessario cercare di far breccia nella mente dei clienti ai quali ci si rivolge. Chi utilizza le email per lavoro ricevere anche centinaia di email giornaliere. Questo significa che per far sì che un utente conceda al mittente della posta qualche frazione di secondo è necessario che il messaggio offra un certo interesse. Scopriamo insieme con quali semplici azioni è possibile far sì che l’utente da passivo diventi attivo.

Parlare in modo personale ai destinatari

La prima azione che si deve cercare di fare è chiamare il destinatario per nome. E’ un atteggimento confidenziale che permette indirettamente di instaurare un rapporto con il proprio interlocutore, seppur indirettamente. La chiave di successo per ogni tipo di campagna è quella di personalizzare il messaggio. Vi sono molti servizi che permettono l’inserimento di macro capaci di inserire il nome della persona che ha deciso di iscriversi ad una newsletter per esempio. Non bisogna però far sentire l’utente come cliente. Lo scopo della personalizzazione è quella di far sentire l’utente come un vecchio amico. Chiunque è predisposto a fidarsi se sa che di fronte non vi è nessuno che gli sta chiedendo soldi, bensì un qualcuno che gli sta dando una informazione. L’atteggiamento deve essere dunque seriamente confidenziale. Fare email marketing significa aver presente il database che si ha di fronte e lavorare su di esso, pensando alle specifiche di ogni singolo utente. Il database non deve essere finto, ma creato in seguito ad un interesse reale da parte dell’utente verso quello specifico prodotto. E’ inutile realizzare una campagna di email marketing prendendo indirizzi email sul web di persone che non hanno mostrato nessun tipo di interessamento a quello che si vende o che si propone. Si genererà traffico minimo e il tutto costerà più del profitto.

Target specifici portano migliori risultati

Inoltre se si ha un ecommerce è bene cercare di settorializzare il più possibile il proprio messaggio. Grazie a diversi algoritmi si potranno conoscere perfettamente le rierche dei propri utenti in modo da salvarle e da personalizzare le offerte proposte. Gli stessi dati possono essere anche sfruttati nella propria campagna di email marketing. E’ importante, per esempio, inviare all’utente i suggerimenti di acquisto di un prodotto che ha visto recentemente, in modo tale da fargli capire che le sue richieste non sono state abbandonate, ma che ogni ricerca è per noi importante. Più il contenuto si vedrà aderente alle ricerche da parte dell’utente più ci sarà una ampia possibilità che il prodotto verrà acquistato.

Il titolo è la prima cosa che viene percepita

Il terzo aspetto che deve essere preso in considerazione è l’importanza del titolo di ogni email. E’ bene in questo caso provare più approcci differnti e studiare i tassi di apertura. Spesso un tasso di apertura troppo basso dipende proprio da un titolo poco convincente. Il titolo è il primo biglietto da visita che viene presentato all’utente. Se esso non attira l’utente non deciderà mai di perdere ulteriormente il proprio tempo per leggere qualcosa che non l’ha attirato fin dall’inizio. In questo caso, dunque, sono proprio gli utenti a dare un feedback su quello che l’azienda dovrebbe fare. Infatti sono loro che decidono se aprire o meno una mail e che decidono se interagire o meno con quest’ultima. Inoltre l’utente può essere invogliato dal titolo, ma bloccato dal contenuto all’interno dell’email. Esso deve essere scritto molto semplicemente e deve permettere chiaramente la comprensione del progetto.

Instaurare un rapporto duraturo con gli utenti

L’ultima aspetto che si deve cercare di realizzare per creare una buona ed efficiente campagna di email marketing è quella di creare un rapporto di fidanzamento con l’utente. Le email non devono essere sporadiche. Se l’utente non è interessato a riceverle disattiverà il servizio. Non deve essere questo quello che frena l’azienda a creare un rapporto basato sulla quotidianità o su un appuntamento fisso cadenzato. L’utente, ricevendo le email, è anche invogliato a non essere inattivo, ma è costantemente spronato ad interagire. La posta elettronica pervenuta nella casella dei propri utenti, dunque, deve invogliare quest’ultimi ad agire. Ogni utente inattivo ha un costo per l’azienda. La maggior parte dei software oggi in distribuzione infatti fanno pagare le email in base al numero di destinatari.
L’utente inattivo, dunque, non solo non porta soldi all’azienda, ma la fa anche rimettere. Per poter effettivamente aumentare i propri introiti è bene creare una sottolista all’interno della quale si invieranno newsletter più cadenzate e settoriali dove viene richiesta una certa interazione agli utenti più affezionati.

Vediamo come classificare gli utenti da inattivi ad attivi. Gli utenti attivi sono solitamente quelli che svolgono almeno 2 attività negli ultimi tre mesi. I dormienti sono coloro che invece in un anno non hanno portato avanti nessuna attività. I cadaveri, infine, sono quelli che non hanno mai compiuto nessun tipo di azione. Per cercare di stanare gli utenti cadaveri, come abbiamo detto, sarebbe bene creare una newsletter perfettamente conforme alle loro esigenze. Si dovrà però creare una lista che riguardi specificamente proprio il loro caso. La prima azione per cercare di svegliarli potrebbe essere quella di chiedere una riconferma della loro iscrizione. Se il risultato della campagna di ri-affiliazione è positivo allora si può procedere a istaurare con l’utente un rapporto che sia progressivo e costante. Qualora invece il risultato non dovesse essere positivo, senza subbio, si può almeno apprezzare che il costo per le spese di spedizione sarà più basso di quello precedente. Non bisogna per forza avere un copioso numero di utenti. E’ utile sì avere degli utenti, ma questi devono esser anche attivi.

Alcuni utenti, inoltre, posso non aver ben chiare le dinamiche che muovo l’email marketing. Alcuni sono soliti anche rispondere alle email stesse. E’ buon costume non ignorarli. Nonostante essi non conoscano la netiquette si deve cercare, anche di fronte a dei palesi errori, di mitigarli e di supportarli nelle loro azioni. Se hanno deciso anche solo di rispondere significa che hanno un interresse e quell’interesse deve essere rispettato. Mai rispondere con degli automatismi. Sono quelli che portano un utente attivo a diverntare cadavere. Si deve cercare di dare la giusta importanza ad ogni utente. Questo richiede tempo, ma permette di istaurare quel rapporto personalizzato di cui si parlava precedentemnete.


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