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TradeTracker’s International Performance Marketing Award submission

Real Attribution Launch Event With Launch Partner TMG

Una presenza globale

TradeTracker è presente a livello internazionale, e in quanto membri della comunità on-line, conosciamo meglio di chiunque altro la capacità di Internet di far diventare i confini nazionali irrilevanti.

La nostra presenza con uffici in tutto il mondo ci aiuta a rimanere presenti e attivi sui singoli mercati nazionali, cosi come anche l'apertura di un network di potenziali partner internazionali.

L'ambizione di crescere ci ha portato ad essere presenti in oltre 19 paesi diversi, mentre continuiamo a fare piani di sviluppo per la nostra prossima grande avventura.

North America

Tra gli strumenti di marketing di ultima generazione, molto utilizzati soprattutto dai siti di e-commerce, c’è il re-targeting, che da un po’ di anni a questa parte ha intrapreso con successo la strada di una personalizzazione sempre maggiore: il retargeting, infatti, segue con attenzione i desideri degli utenti del web e in alcuni riesce addirittura ad anticiparli.

Nello specifico, il retargeting – detto anche remarketing – è un concetto ideologicamente molto semplice, che può essere facilmente compreso anche dai non addetti ai lavori o da chi non possiede alcuna competenza in materia di economia. Il retargeting entra in azione quando un utente visita un sito e lo abbandona senza aver compiuto l’azione specifica che i possessori del sito si aspettano da lui, ad esempio – è il caso dei siti di e-commerce – un acquisto. In questo caso il retargeting riesce a riproporre all’utente i prodotti precedentemente cercati in maniera oculata ma sistematica: per farlo, il remarketing si serve di spazi web al di fuori del sito stesso. Grazie a questa nuova tecnica di marketing, il prodotto già visionato da un utente può essere pubblicizzato anche nel resto delle pagine visitate da quello stesso utente.

Un esempio lampante è quello dello shopping online. Capita infatti che quest’ultimo venga svolto nei ritagli di tempo, e che l’utente decida di visitare diversi siti di e-commerce prima di decidere; qualora non riesca a prendere una decisione, egli chiuderà le finestre e ricomincerà a lavorare al computer navigando in rete – per esempio consultando la casella e-mail – per altri motivi che non sono più lo shopping. Posto che l’utente abbia visitato prevalentemente siti di scarpe, ecco che magari, mentre egli sta leggendo le notizie su un quotidiano on-line, nella finestra deputata alla pubblicità oppure in uno dei pop-up presenti sul sito, apparirà la pubblicità di uno dei siti di shopping on-line precedentemente visitati.

Non solo: appariranno contenuti analoghi a quelli cercati. Se l’utente per esempio ha cercato per lo più stivali, saranno proprio questi i modelli di scarpe più proposti; magari gli stessi di cui ha visionato la scheda e che poi ha deciso di non acquistare (o di acquistare in un secondo momento, magari in saldo). L’utente può anche decidere di non cliccare e continuare il suo lavoro, ma lo stesso annuncio – una sorta di banner interattivo – comparirà anche quando per esempio controllerà la posta oppure accederà alla propria pagina su social network come Facebook e di recente anche Twitter. Ovviamente, soprattutto se la ricerca avrà un seguito, prima o poi l’utente sarà nuovamente tentato dall’acquisto e infine cliccherà sul banner del sito di e-commerce proprio per comprare quegli stivali visionati una volta e poi riproposti su appositi spazi acquisiti dal retargeting.

Si tratta quindi di una forma di marketing estremamente mirata che fa sì che l’utente venga raggiunto quasi esclusivamente da messaggi che possono interessargli, avendoli cercati egli stesso in precedenza. Analogamente, sempre meno messaggi pubblicitari indesiderati raggiungeranno l’utente che naviga in rete. Si tratta di un vantaggio che si riflette soprattutto sulle aziende, che così risparmiano in pubblicità non mirata; facendo web-marketing indiscriminato, infatti, è inevitabile che i messaggi pubblicitari raggiungano anche chi non acquisterebbe mai il determinato tipo di merce proposta.

Ma come funziona esattamente il retargeting? Per utilizzare il retargeting, occorre semplicemente aggiungere alcuni pixel alle pagine del proprio sito web. Questi pixel – i quali non sono altro che un piccolo frammento di codice – aiuteranno a creare vere e proprie liste di utenti da raggiungere. Gli utenti che finiscono in queste liste non ci finiscono in maniera casuale, bensì in base ai comportamenti da loro tenuti e alle scelte di navigazione fatte. È quindi possibile creare campagne pubblicitarie ad hoc per questi utenti, destinate cioè a essere mostrate soltanto a loro. A seconda poi di quale piattaforma viene utilizzata per il processo di retargeting, quest’ultimo subisce specifiche variazioni. AdWords per esempio usa procedimenti leggermente diversi rispetto a Facebook o a Twitter, ma le idee di base – e soprattutto i risultati – sono fondamentalmente gli stessi.

Il mercato del retargeting negli ultimi tempi ha fatto conquiste eccellenti: AdWords , Facebook e Twitter stanno combattendo una battaglia senza esclusione di colpi nel tentativo di attrarre quanti più inserzionisti possibile per il proprio prodotto retargeting . Ultimo entrato in questo mondo è stato il social network Twitter, arrivato un po' in ritardo rispetto al suo collega e antagonista di sempre, Facebook. Le stesse piattaforme stanno attivando sempre nuovi servizi di affiliation marketing pensati per consentire un guadagno anche a chi mette a disposizione il proprio spazio web sotto forma di sito o blog.